Era il maggio 2018 quando avevo letto tutto d’un fiato il libro “Digiuno secco” del professor Filonov. Non avevo ancora finito di leggerlo che, entusiasta, scrissi immediatamente alla traduttrice Vera Bani che desideravo assolutamente avere un’intervista del professore sulla mia rivista IMMUNOREICA Magazine. Non poteva rimanere nascosta una cosa del genere.

Così, grazie all’intermediazione di Vera, ho potuto regalare una sua lunga intervista ai miei abbonati, di cui qui ne leggerai una parte.

Voglio darti un assaggio di quanto può essere affascinante il mondo del digiuno, tanto da catapultarti velocemente in un mondo parallelo.

Ci illustra brevemente il suo percorso di studi e lavoro, e quali approfondimenti l’hanno portata ad approcciare il digiuno terapeutico?

Sono nato nella regione dell’Altaj in una famiglia di medici. Mia madre e mia sorella maggiore sono pediatre. Fin da bambino in casa ho sempre sentito parlare di medicina. Con una tale “anamnesi” familiare, la mia strada doveva portarmi dritto alla medicina e così infatti è stato, anche se durante la mia infanzia e la mia adolescenza consapevole ero appassionato di tutt’altre cose.

Quando ero adolescente fui impressionato dal caso di un amico di famiglia, colpito dal cancro. Chiesi a mia madre se davvero era impossibile guarire da questa malattia e lei mi rispose: “Purtroppo, figlio mio, in questa fase della malattia la nostra medicina è per il momento impotente”.

In ottava classe [terza media, NdT] mi capitò per caso in mano un libro. Non mi ricordo il titolo, ma ricordo bene che si parlava di un guaritore di talento che aveva curato un uomo malato di cancro trattandolo con erbe e digiuno. Da quel momento cominciai ad appassionarmi ai metodi di cura naturali. Cominciai a leggere libri sul digiuno, l’ipnosi, le erbe, l’agopuntura.

E man mano che leggevo mi rendevo conto sempre di più che l’uomo è una farmacia naturale, contiene in sé tutto il necessario per la cura di qualsiasi malattia, e l’unica cosa che deve fare è, con lavoro, pazienza e forza di volontà, scoprire questi farmaci naturali e costringerli a lavorare a beneficio del suo organismo.

La mia decisione di iscrivermi a medicina fu assolutamente consapevole ma capivo già che non sarei stato interessato a fare il dottore in un policlinico e prescrivere medicine ai malati. Dovevo trovare una specializzazione e ottenere quei saperi che potevano aiutare i miei futuri pazienti ad utilizzare il loro enorme potenziale latente per curarsi da soli.

A quei tempi meglio di tutti sul digiuno terapeutico aveva scritto il professor Ju. S. Nikolaev. Dopo la laurea in medicina fui inviato al sanatorio nella località Gorjačinsk, nella Repubblica di Burjatija, sulle rive del sacro lago Bajkal, e proprio lì ebbi la fortuna di conoscere personalmente il prof. Nikolaev. Il professore mi invitò a seguirlo a Mosca per studiare presso il suo reparto di digiunoterapia. Dopo il mio periodo di studio a Mosca, aprimmo un reparto di digiunoterapia nel nostro sanatorio.

Dopo aver lavorato in modo autonomo per due anni, ebbi ancora la fortuna di fare una specializzazione a San Pietroburgo, presso il reparto di digiunoterapia guidato dal professor Aleksej Nikolaevič Kokosov. Lì per la prima volta sentii parlare di digiuno assoluto (a secco) e della sua applicazione nel trattamento delle malattie e cominciai a sperimentare su di me. Più tardi, per motivi di famiglia fui costretto ad andare nella regione dell’Altaj, dove mi fu proposto di lavorare in un centro medico specializzato in digiuno terapeutico.

Dalla città di Ulan-Ude ricevetti un invito a una conferenza dedicata alla digiunoterapia. C’erano i più famosi medici specializzati in digiuno terapeutico, provenienti da tutta la Russia. In quest’occasione ebbi la fortuna di conoscere uno dei fondatori del metodo “digiunoterapia a secco”, il professor L. A. Ščennikov, che assisteva pazienti in digiuni di 11 giorni. Dopo la conferenza il professore mi invitò da lui, a Kislovodsk. Lì feci conoscenza dei suoi pazienti e studiai il suo metodo nella pratica.

Si tratta di un approccio molto efficace, ma realmente difficile da affrontare per una persona non preparata e non allenata. Quando rientrai a casa dopo Kislovodsk feci io stesso un lungo ciclo di digiuno secco, passando il mio tempo un po’ a casa e un po’ tra le montagne dell’Altaj, presso il lago Teleckoe.

Fu allora che compresi che un ciclo serio di digiuno secco si può passare solo stando in mezzo alla natura e possibilmente in montagna e in prossimità di fiumi di montagna. Dopo quest’esperienza feci ancora un ciclo di digiuno secco della durata di 10 giorni, ma già solo tra le montagne dell’Altaj. Passammo tutto il periodo a cavallo, in escursioni.

È ormai da più di 20 anni che mi occupo di digiuno terapeutico. Ho assistito personalmente centinaia di pazienti. Ci sono stati risultati eccellenti, ma ci sono stati casi in cui il digiuno terapeutico non ha portato l’effetto desiderato, anche perché questo metodo, come gli altri, ha le sue indicazioni e controindicazioni. Nella cura di malattie di ogni genere in fase iniziale non ha comunque pari. Purtroppo i malati si rivolgono ad essa come a un’ultima spiaggia, quando è ormai troppo tardi.

La storia del digiuno in Russia è molto particolare ce la vuole raccontare?

In Russia il digiuno terapeutico ha una storia che si può far risalire addirittura al 1769, anno in cui Petr Vil’jaminov, professore della facoltà di medicina dell’università di Mosca, dopo aver tenuto un ciclo di lezioni sul beneficio del digiuno, scrisse il trattato Slovo o postach kak sredstve predochranenija ot boleznej [Sul digiuno come mezzo di prevenzione delle malattie].

Le osservazioni di Vil’jaminov trovarono un continuatore cinquant’anni più tardi: del digiuno come ottimo metodo nel trattamento di molte malattie scrisse con entusiasmo nel 1822 L. A. Struve, professore dell’università di Jur’ev.

Nel 1834 il professor I. G. Spasskij, dell’università di Mosca, utilizzò il digiuno nella sua pratica medica. Nell’articolo che egli scrisse nello stesso anno, dal titolo Uspešnoe dejstvie goloda na prostudnye zabolevanija [Applicazione riuscita di digiuno nel trattamento di malattie da raffreddamento] egli osservò: “Il digiuno, limitando e cambiando l’alimentazione, finisce per equilibrare molti disturbi nel processo vegetale dell’organismo, e in questo senso esso risulta essere un rimedio eccellente nel trattamento di malattie croniche diverse”.

In seguito, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, al digiuno a livello sperimentale si interessò il dottor Nikolaj L’vovič Zeland (1833-1902) nel suo articolo O posledovatel’nom vlijanii lišenija pišči na pitanie [Sull’impatto progressivo dell’astinenza da cibo sulla nutrizione] pubblicato nella rivista Russkaja medicina [La medicina russa], 1888, n° 5-10, 12.

Nel 1902 fu invece il prof. Vladimir Pašutin a studiare le caratteristiche fisiologiche e patofisiologiche del digiuno umido, secco e parziale in studi su animali e in un contesto clinico. Esercitando la sua attività nell’ambito dell’Accademia medico-militare della Russia zarista, egli esperimentò a lungo il digiuno su animali diversi e arrivò a formularne l’essenza dei meccanismi fisiologici. Grazie a ciò Pašutin viene considerato il precursore-fondatore della teoria del digiuno o alimentazione endogena. I suoi esperimenti ancora oggi non hanno perso importanza.

Una menzione a parte merita la figura di Aleksej Suvorin. Discendente da una potente famiglia di editori di San Pietroburgo, egli fin da giovane si interessò ai metodi alternativi di cura e alle pratiche orientali di auto-perfezionamento, studiò i trattati di medicina indiana, tibetana, cinese e i libri degli igienisti occidentali. Nel 1914 descrisse le sue prime sperimentazioni col digiuno in un diario dal titolo Novyj čelovek [L’uomo nuovo] e molto più tardi, nel 1931, dopo essere emigrato in Jugoslavia, pubblicò le sue opere Ozdorovlenie golodom i piščej [Guarigione con il digiuno e il cibo], Metoda Suvorina [Il metodo Suvorin], Lečenie golodaniem [Curarsi con il digiuno], usciti a Mosca solo nel 1998, raccolti nella monografia Metod Suvorina. Lečenie golodaniem [Il metodo di Suvorin. Curarsi con il digiuno]. Oggi il contributo di Aleksej Suvorin alla storia della digiunoterapia russa è ormai riconosciuto da tutti nel suo paese, dove resta uno degli autori più seguiti dagli esperti e dagli appassionati del metodo.

Ma il grande artefice della divulgazione capillare del digiuno come pratica terapeutica fu lo psichiatra Jurij Nikolaev (1905-1998): a lui si deve l’approvazione e l’introduzione del metodo (per cui coniò il nome Razgruzočno-dietičeskaja terapija, abbreviato in RDT) nel sistema sanitario statale dell’URSS. All’operato di questo medico coraggioso rende omaggio il documentario Le jeûne une nouvelle thérapie, realizzato nel 2011 dal regista francese Thierry de Lestrade e dalla giornalista Sylvie Gilman.

È probabile che il suo interesse per il digiuno, stimolato inizialmente dall’ambiente familiare, in seguito si consolidò grazie al contributo del prof. Bakulev, presidente dell’Accademia delle scienze mediche dell’URSS, che nel 1956, nella rivista Medicinskij rabotnik [Il lavoratore medico] pubblicò un articolo dal titolo Po povodu odnogo metoda lečenija [In merito a un metodo di cura]. L’articolo illustrava un riuscito esperimento di trattamento di malattie croniche con il digiuno, nella fattispecie alcuni casi di completa remissione di ulcera gastrica e duodenale grazie a un digiuno umido di 12 giorni.

Va detto che parlare di “digiuno” nell’URSS degli anni ‘50 e ‘60 non era certo facile. Nel paese era ancora vivissimo lo spettro della fame. I novecento giorni dell’assedio nazista di Leningrado, con i suoi migliaia di morti d’inedia e i numerosi episodi di cannibalismo, nonché i difficili anni del dopoguerra, furono caratterizzati dalla scarsità di prodotti alimentari.

Tuttavia il prof. Bakulev riuscì comunque a rivolgere l’attenzione della comunità scientifica e medica sulle prospettive di applicazione del digiuno terapeutico, e sicuramente Nikolaev ne rimase profondamente colpito, tanto più che anch’egli, nella sua pratica psichiatrica, aveva avuto modo di rilevare delle costanti degne di interesse. Come scrive egli stesso: “Avevo notato che certi malati di schizofrenia spesso rinunciano a mangiare e oppongono resistenza quando vengono nutriti a forza. Mi chiesi se questa rinuncia al cibo non fosse per caso una reazione istintiva di difesa dell’organismo malato. Così provai a curare questi miei pazienti con un metodo paradossale: il digiuno dosato”.

Tra la fine degli anni ‘40 e gli anni ‘60 Nikolaev intensificò le sue osservazioni sui malati di schizofrenia che diventarono l’oggetto della sua tesi di dottorato, esposta nel 1960 col titolo Razgruzočno-dietičeskaja terapija šizofrenii i ee fiziologičeskoe obosnovanie [La terapia del digiuno nel trattamento della schizofrenia e le sue basi fisiologiche].

Più tardi, grazie ai risultati clinici ottenuti e anche alla protezione di un alto funzionario del partito comunista, cui egli aveva salvato il figlio, Nikolaev sarebbe di lì a poco riuscito a inoltrare il digiuno terapeutico nella pratica clinica, contribuendo a farlo approvare dal Ministero della Sanità dell’URSS. Nel 1961 Nikolaev fu invitato a dirigere la cattedra di psichiatria dell’Istituto medico di Rostov sul Don, e durante i suoi due anni di gestione riuscì a creare una scuola di esperti di digiuno terapeutico e a “contagiare” moltissimi colleghi.

Nei decenni successivi Nikolaev lavorò fondamentalmente a Mosca, all’Istituto di ricerca scientifica di psichiatria del Ministero della Repubblica Sovietica Russa, riuscendo comunque a coordinare il lavoro dei tanti reparti di digiunoterapia che nel frattempo erano stati aperti ovunque in tutta l’Unione Sovietica.

Di estrema importanza per lo sviluppo del metodo fu la raccolta Problemy lečebnogo golodanija [Problemi di digiuno terapeutico], uscita a Mosca nel 1969 e ospitante, oltre a quello di Nikolaev, il contributo di professori in medicina e scienziati di notorietà mondiale, qui autori di una sessantina di articoli dedicati al digiuno terapeutico nella pratica psichiatrica, alla neurofisiologia della sensazione di fame e di sazietà e alla patofisiologia del digiuno. Del crescente aumento dell’interesse e del fervore degli studi parla lo stesso Nikolaev nel 1988, nell’introduzione del suo libro Golodanie radi zdorovija [Il digiuno per la salute], uscito per la prima volta nel 1973 in 200.000 copie e riedito nel 1988.

Alla fine degli anni ‘90 la Repubblica russa di Buriatija ha ospitato un’esperienza pilota di introduzione della RDT nella pratica delle strutture medico-ospedaliere a livello statale. Grazie alla direzione scientifica del prof. A.N. Kokosov, nella repubblica si è dato inizio a un programma di formazione di specialisti di RDT, con lezioni, seminari e conferenze sul metodo sia per medici e personale sanitario sia per il pubblico interessato.

Da allora ad oggi in Russia non si contano gli articoli scientifici e gli autori che hanno offerto contributi al tema del digiuno terapeutico.

Come è arrivato alla conoscenza della medicina veteroslava? In cosa consiste? Nella medicina veteroslava ha accennato che c’è un concetto molto diverso di malattia. Mi piacerebbe che lo spiegasse ai nostri lettori.


Vuoi leggere l’intervista completa? Puoi trovarla nei numeri di Dicembre 2018 e Marzo 2019 della rivista IMMUNOREICA Magazine.

Traduzione a cura di Vera Giovanna Bani

[Continua nella parte 2…]


Sergej Filonov

Sergej Filonov

Nato nella regione dell’Altaj in una famiglia di medici. Madre e sorella maggiore sono pediatre. Un amico di famiglia con cancro ha dato la svolta ai suoi studi. Iniziò ad approfondire la medicina alternativa e si laureò con l’intento di non prescrivere mai farmaci.

Si specializzò sin da subito in digiuno terapia seguito direttamente dal professor Ju. S. Nikolaev con il quale costruì un reparto di digiuno terapia presso il sanatorio di Gorjačinsk, nella Repubblica di Burjatija, sulle rive del sacro lago Bajkal. Successivamente si unì al reparto di digiunoterapia di San Pietroburgo, guidato dal professor Aleksej Nikolaevič Kokosov.

È ormai da più di 20 anni che si occupa di digiuno terapeutico, e ha assistito centinaia di pazienti.


Vera Bani

Vera Giovanna Bani (traduttrice)

Nata a Treviso nel 1964, laureata in lingua e letteratura russa all’Università Cà Foscari di Venezia nel 1991 e nel 1992 si è trasferita a Mosca (Federazione Russa) dove vive tutt’oggi.

Attualmente insegna italiano alla facoltà di scienze economiche e sociali dell’Accademia Nazionale R.A.N.E.P.A. di Mosca e nel tempo libero si occupa di progetti culturali volti a divulgare in Italia le opere di pensatori russi contemporanei.

È rappresentante in Italia di Vadim Zeland, autore dei libri sul Transurfing di cui ha curato le traduzioni italiane, del matematico prof. Anatolij Formenko, autore della teoria “Nuova Cronologia” e del dottor Filonov “Digiuno Secco”. Sui suoi lavori si vedano i siti russiainedit.it e siberika.it.

Vuoi approfondire?

Scarica GRATIS il Report "Introduzione al FunFastik"

  • Dichiaro di aver letto l'Informativa sulla Privacy e autorizzo il Titolare a rispondermi per quanto espresso ai punti A e B dell'Informativa stessa

    Acconsento a ricevere materiale promozionale e di soddisfazione cliente come specificato nel punto C dell’Informativa stessa

Vuoi iniziare subito?

Prenota adesso la tua Valutazione