Direttamente dall’ultimo numero della rivista IMMUNOREICA Magazine, ecco lo spoiler del redazionale sul digiuno che ho scritto per i nostri lettori.

Un approfondimento sugli studi, sia occidentali che russi, che hanno portato nel tempo a confermare la magia del digiuno e le sue potenzialità in un ambiente sempre più contaminato.

[Segue dalla parte 1]

Lo stress… il principio base del digiuno

Piano piano cercheremo di addentrarci in questo mondo magico incredibile e ai limiti del paradossale cercando di capire proprio come “ragiona” il digiuno.

Lo stress diventa un fattore selezionante in quanto viene visto come la risposta attiva ai cambiamenti ambientali: in base alla capacità di ogni singola cellula, noi abbiamo la selezione di quelle più forti e più adatte.

Questo genera dei bypass naturali, quindi delle strade alternative ai processi che normalmente avvengono nel nostro corpo, permettendo di sopravvivere anche a condizioni a cui normalmente non è abituato.

Quello che normalmente genera enormi problemi di adattamento all’ambiente e quindi di salute, è dato dal regime costante di vita a cui siamo sottoposti, che ci rende maggiormente suscettibili ad ulteriori ricadute.

Siamo abituati ad ambienti termostatati con temperature costanti sia in inverno che in estate, mangiamo sempre agli stessi orari sempre le stesse quantità di cibo e sempre gli stessi cibi, siamo soggetti sempre a luci artificiali costantemente forti dalla mattina fino alla sera non facendo percepire al nostro corpo lo scorrere del tempo, la monotonia dei movimenti che facciamo quotidianamente ha portato addirittura alla formazione di strutture in cui andare a fare movimento specifico… e potrei andare avanti per pagine e pagine indicando come questa monotonia ha pervaso qualsiasi aspetto della nostra vita anche quello relazionale.

Questa situazione di costante comfort è il male per il nostro corpo. È per questo che il digiuno diventa un modo per allenarsi con carichi dosati di stress che permettano al corpo di adattarsi a condizioni via via più “estreme” rispetto a quelle quotidiane, permettendo di attivare in modo intenso dei meccanismi di autoregolazione altrimenti sopiti.

Nel momento in cui il nuovo segnale “non c’è cibo” entra nel nostro cervello, viene attivata una risposta ormonale a carico dell’ipotalamo e dell’ipofisi che porta alla produzione di tutta una serie di ormoni che, guarda caso, hanno un’azione anti-infiammatoria: cortisolo, glucagone, adrenalina, noradrenalina…

Vista l’importanza dell’infiammazione nella determinazione della maggior parte delle malattie della nostra società, possiamo già cominciare a capire dove risieda l’efficacia del digiuno. Ma non ci fermeremo qui.

Intanto penso che, nel mare magnum di informazioni che si possono trovare e di terapie mima-digiuno che possiamo incontrare, sia il caso di definire cosa realmente il nostro corpo definisce DIGIUNO.

Il corpo definisce digiuno l’astensione totale dal cibo mantenendo come unica risorsa esterna l’acqua o togliendo anche l’acqua.

Tutte le altre forme definite digiuno dal mainstream (con succhi, tisane, brodi, integratori, estratti, frullati…) non sono riconosciuti come digiuni dal nostro corpo, quindi non innescano tutti i meccanismi tipici del digiuno, pur mimandone alcuni.

Fasi del digiuno

Ora finalmente possiamo addentrarci nelle varie fasi del digiuno (mi avvarrò dei tempi specifici relativi al digiuno secco e non quello idrico, perché penso che sia la forma più utile in questa società altamente contaminata):


  • Fase 1: adattamento – In questa fase viene attivato immediatamente il GH e il glucagone per mobilitare le risorse di riserva di glicogeno nel corpo. Queste tendono ad esaurirsi entro un giorno anche se la fase si allunga a 1-2 giorni per una graduale transizione alla fase successiva. Questa fase è caratterizzata normalmente da una difficoltà del digiunante di tollerare le sollecitazioni associate al cibo (odori, rumori di stoviglie…). Diciamo che tutto ciò che psicologicamente richiama il cibo può diventare un problema.
  • Fase 2: crisi acidotica (dal 2° al 5° giorno) – Man mano che si esauriscono le riserve di glucosio, il corpo deve scegliere tra due vie: digerire le proteine (gluconeogenesi) o iniziare a consumare i grassi (β-ossidazione). A parte una fase transitoria che si esaurisce velocemente in cui digerisce le proteine, si innesca un massivo reclutamento dei grassi determinando un massivo accumulo di corpi chetonici che fungono da tossine endogene. Se si proseguisse ancora su questa linea si arriverebbe alla morte.
  • Fase 3: alimentazione endogena (6°-7° giorno) – Il corpo instaura abbastanza precocemente una fase in cui iniziano a essere distrutte le biomolecole, cellule, organi e tessuti danneggiati e malati, e comincia il consumo dei chetoni che smettono di accumularsi nel sangue e nei tessuti.
  • Fase 4: crisi terapeutica (dall’8° all’11° giorno) – In questa fase avviene l’attivazione delle difese dell’organismo e riciclo, smaltimento delle cellule danneggiate e sintesi di cellule nuove e adatte alle nuove condizioni. Nei digiunatori seriali può innescarsi anche un giorno prima.

Queste prime 4 fasi fanno parte di quello che il professor Vladimir Pasutin ha definito il digiuno fisiologico.


  • Fase 5: digiuno patologico – Gli accumuli di grasso nel corpo iniziano ad esaurirsi, iniziano a venir digerite le proteine e i meccanismi di compensazione si esauriscono. Finché le proteine che vengono distrutte non sono vitali tutto va bene, ma ben presto rischiano di venir intaccati i muscoli (il cuore è un muscolo) e questo ovviamente determina problematiche che possono diventare permanenti se non mortali.

Sempre nei primi del ‘900 abbiamo studi che definiscono anche i limiti del digiuno fisiologico, e si è definito che per un individuo alto 170 cm che pesa 70 kg e ha una quantità di grasso pari a 15 kg, il digiuno rimane all’interno della fisiologicità entro i 50 giorni se è un digiuno idrico e 15 giorni se è un digiuno secco.

Le fasi sono più lunghe nel digiuno idrico e arrivano più tardi. È stato stimato che la velocità con cui agisce il digiuno secco è circa 3 volte quello idrico.

I meccanismi di riciclo

Dopo le prime 20 ore di digiuno iniziano ad innescarsi l’apoptosi e l’autofagia. Questi due meccanismi sono fondamentali per la pulizia del corpo dalle cellule vecchie e danneggiate (apoptosi) e la pulizia delle cellule dagli organelli vecchi e danneggiati (autofagia).

La mancanza di cibo determina in alcune cellule un cambio dell’assetto lipidico della membrana spostando la fosfatidilserina, che normalmente è presente nello strato della membrana interna alla cellula, all’esterno.

Questo determina un cambiamento che rende riconoscibili le cellule dai linfociti grazie a recettori specifici. Il legame dei linfociti alle cellule determina una serie di cambiamenti a cascata che determinano l’attivazione di specifici enzimi, le caspasi.

Questi enzimi vanno a distruggere gli organelli, il nucleo, a frammentare il DNA e generano dei corpi apoptotici che vengono riconosciuti dai macrofagi e portati o allo smistamento o al macero.

Direi meraviglioso!

La magia del digiuno


Vuoi leggere l’articolo completo? Puoi trovarlo nel numero di Dicembre 2019 della rivista IMMUNOREICA Magazine.

Gli effetti del digiuno:


  • Produce acqua metabolica, quindi altamente pura
  • Antinfiammatorio (es. abbassamento dell’istamina)
  • Reset ormonale
  • Elimina le infezioni: sottrae le condizioni ideali per la proliferazione delle infezioni portando gradualmente al debellamento
  • Stabilizzazione della microflora (ideale per colon irritabile, Chron, colite ulcerosa…)
  • Riciclo cellulare e smistamento delle risorse: autolisi, apoptosi, autofagia
  • Detossinazione: aumento della temperatura corporea e acidificazione del corpo
  • Ripristino delle funzioni digestive: il riposo dell’apparato digerente e il pesante lavoro a livello psicologico che fa il digiuno permette il recupero delle funzionalità digestive

Nel digiuno il corpo mangia e beve


Vuoi leggere l’articolo completo? Puoi trovarlo nel numero di Dicembre 2019 della rivista IMMUNOREICA Magazine.

Uno delle paure più grandi quando si fa il digiuno è l’idea di morire di fame e di sete. Ma uno dei principi chiave del digiuno è che, mentre si smette di mangiare e bere, il corpo comunque non smette mai di mangiare e bere realmente attingendo dalle risorse interne del corpo.

Questo processo deriva proprio dal cambio metabolismo che avviene.

Infatti nel memento in cui il corpo cambia il metabolismo e passa dal consumare il glucosio nel sangue ad attingere alle riserve di glicogeno, riesce a produrre ben 6 molecole d’acqua e 32-34 ATP per ogni molecola di glucosio processata.

E proprio quando comincia a esaurirsi il glicogeno e il corpo comincia a metabolizzare i grassi, i livelli di energia del corpo aumentano esponenzialmente insieme alla quantità di acqua metabolica che viene prodotta per unità lipidica. Infatti si stima che per ogni chilo di grasso consumato abbiamo 4 moli di acidi grassi e per ogni mole di acidi grassi abbiamo 130 moli di ATP e 14-20 moli di H2O, quindi abbiamo 1-1,5 litri di H2O prodotta per chilo di grasso corporeo.

Sempre dagli studi russi e sempre dai primi del ‘900, insieme agli studi del professor Pasutin, abbiamo anche la definizione di quanto in percentuale vengono digeriti i singoli tessuti. Anche in questo caso possiamo vedere che vige un rigoroso principio di priorità:

  • Tessuto adiposo: 97%
  • Fegato e milza: 53-60%
  • Muscoli scheletrici: 30%
  • Pelle: 20%
  • Intestino: 18%
  • Ossa: 13%
  • Sistema nervoso: 3,9%
  • Cuore: 3,6%

Questo fa capire come gli organi più importanti vengono preservati a discapito degli organi meno importanti e delle strutture invecchiate o danneggiate che vengono utilizzate come nutrimento per le cellule sane e più adatte alle nuove condizioni imposte.

Leggende sul digiuno secco:


  • Si perde energia
  • Distrugge gli organi principali
  • Si muore dopo 3 giorni senza bere e senza mangiare
  • Non è la panacea di ogni male: la cessazione del trattamento farmacologico dipende dalla durata e dalla gravità della malattia
  • Non si può fare in determinate condizioni: se le riserve energetiche dell’organismo sono allo stremo delle forze (cancro quarto stadio, cirrosi epatica, anoressia – meno del 85% del minimo BMI)
  • Gli enteroclismi durante il digiuno sono dannosi

Verità sul digiuno secco:


  • Importante l’aspetto psicologico con cui si affronta
  • Importante il contesto ambientale in cui si affronta
  • Importante la preparazione
  • Importanti sia l’entrata che l’uscita dal digiuno
  • Importante associare massaggi, passeggiate e terapie disintossicanti
  • Più si allunga il digiuno, più le accortezze da tenere sono maggiori
  • Più digiuni fai, maggiore è l’effetto ottenuto

Ora abbiamo effettivamente 3 possibilità per affrontare il XXI secolo:

  1. Soccombere ai disastri che stanno accadendo e che accadranno sempre più velocemente
  2. Arrangiarsi con strumenti più o meno efficaci a tamponare gli inevitabili effetti di un ambiente sempre in degenerazione, sperando che i limiti dei nostri strumenti non vengano superati dalla forza dei danni che ci arrivano contro
  3. Digiunare, ovvero l’unico vero strumento di prevenzione e cura che non ha eguali in nessuno dei farmaci o tecnologie che l’uomo ha mai potuto inventare

“La malattia è la risposta sana di un corpo sano a sollecitazioni sbagliate” (Ethel Cogliani, 2015)

“L’uomo non deve combattere contro i fattori avversi, ma imparare a sfruttarli per stare bene” (Porfirij Ivanov, primi del ‘900)

Quindi una nuova versione di definizione della malattia può nascere dall’unione della vecchia definizione e con il potere del digiuno:

“La malattia è la risposta sana di un corpo sano a sollecitazioni sbagliate e l’incapacità di rendere amiche le sollecitazioni negative che non riusciamo a debellare” (Ethel Cogliani, 2019)

Le risorse per combattere in un ambiente degenerato le abbiamo da sempre.

Dobbiamo solo imparare ad utilizzarle.

Bibliografia
• Trend in Endocrinology and metabolism Starvation, Stress Resistance, and Cancer, Roberta Buono and Valter D. Longo
• Nat Rev Mol Cell Biol Slowing ageing by design: the rise of NAD+ and sirtuin-activating compounds, Michael S. Bonkowski and David A. Sinclair
• Circulation Research Sirtuins and NAD+ in the Development and Treatment of Metabolic and Cardiovascular Diseases,Alice E. Kane and David A. Sinclair
• The NAD+/Sirtuin Pathway Modulates Longevity through Activation of Mitochondrial UPR and FOXO Signaling, Laurent Mouchiroud, Riekelt H. Houtkooper, Norman Moullan, Kristina Schoonjans, Leonard Guarente, Johan Auwerx
Nutrient-sensitive mitochondrial NAD+ levels dictate cell survival
Interventions to Slow Aging in Humans: Are We Ready?
When Fasting Gets Tough, the Tough Immune Cells Get Going-or Die
Fasting and cancer: molecular mechanisms and clinical application
Periodic fasting starves cisplatin-resistant cancers to death

Ethel Cogliani

Biologa nutrizionista specializzata nel trattamento delle malattie autoimmuni, croniche e infiammatorie. Ideatrice del protocollo IMMUNOREICA. Autrice dei libri "Dietro la Malattia" e "Tiroide X-Files". Editrice e redattrice della rivista IMMUNOREICA Magazine, la prima rivista dedicata all'approccio funzionale delle Malattie Autoimmuni.

Vuoi approfondire?

Scarica GRATIS il Report "Introduzione al FunFastik"

  • Dichiaro di aver letto l'Informativa sulla Privacy e autorizzo il Titolare a rispondermi per quanto espresso ai punti A e B dell'Informativa stessa

    Acconsento a ricevere materiale promozionale e di soddisfazione cliente come specificato nel punto C dell’Informativa stessa

Vuoi iniziare subito?

Prenota adesso la tua Valutazione