Direttamente dall’ultimo numero della rivista IMMUNOREICA Magazine, ecco lo spoiler del redazionale sul digiuno che ho scritto per i nostri lettori.

Un approfondimento sugli studi, sia occidentali che russi, che hanno portato nel tempo a confermare la magia del digiuno e le sue potenzialità in un ambiente sempre più contaminato.

Il disastro nucleare

26 aprile 1986. Chernobyl. Una data che in molti ricordano perché erano già grandi quando è accaduto il disastro, che in moltissimi ricordano per via di un documentario recentemente prodotto sul più grande disastro radioattivo della storia. Molti invece tristemente lo ricordano perché nelle zone in cui sono cresciuti molte persone hanno sviluppato delle malattie proprio causate da questo disastro.

Migliaia di persone hanno sviluppato problematiche nel medio-lungo periodo assolutamente correlabili alla distruzione della centrale atomica russa. E non solo nelle immediate vicinanze della centrale, ma in tutta Europa a causa delle correnti che hanno portato gli esiti dell’esplosione molto lontano dal luogo di contaminazione.

Molte poche persone invece ricordano questi due nomi: Jurij Nikolaev e A.I. Vorob’ev.

Siamo qui per parlare di ciò che la storia nasconde, e non di ciò che i media vogliono diffondere.

Questi due nomi sono i nomi di coloro che hanno fatto la differenza per centinaia di persone che non solo sono riuscite a sopravvivere a Chernobyl, ma sono anche rimaste sane.

Qual è il fattore che fa la differenza tra morire, sopravvivere e subire le conseguenze di un disastro ambientale colossale per sempre e vivere sano?

Il digiuno.

Questa pratica, con cui sono state seguite alcune persone vicino al luogo del disastro di Chernobyl, non solo gli hanno salvato la vita, ma ha praticamente annullato i potenziali danni che avrebbero potuto essere causati dalla catastrofe ambientale nella quale erano stati coinvolti.

Il digiuno in natura

I russi hanno un approccio molto particolare alla scienza, determinato da un assunto che per me ha un valore oltre la scienza: prima di parlare di scienza, bisogna guardare alla Natura e capire come essa si comporta, dopodiché si possono tirare le somme e iniziare a pensare a fare esperimenti per verificare le modalità con cui essa agisce.

Per garantire la sopravvivenza di una specie durante i periodi di carestia o comunque di restrizione alla vitalità, la Natura ha escogitato diverse strategie:

  • Migrazioni
  • Far fare scorte di cibo
  • Sistemi di vita latente

Noi con il digiuno andremo a indagare proprio questa terza strategia, e come i diversi organismi sono in grado di sospendere le proprie funzionalità vitali per periodi più o meno lunghi, e cosa accade al corpo in questi periodi.

Il digiuno nasce nella notte dei tempi, nasce prima dell’Essere umano, nasce insieme alla vita sulla Terra. Se si può dire che non sappiamo precisamente quando è nato, possiamo dire con precisione quasi matematica quando è morto: 9 novembre 1989. La caduta del muro di Berlino.

Quando il corpo si ammala esso attiva tutta una serie di forze per proteggersi e attinge alle sue riserve (ammesso ovviamente che ce ne siano). Per evitare dispersione di energie con la metabolizzazione di cibo e acqua, il corpo instaura un programma di salvataggio di “rifiuto” automatico del cibo. Questo accade anche in casi di forte stress.

Il digiuno in Natura ha diverse forme in diverse tipologie di organismi più o meno sviluppati.

Anabiosi

La capacità di alcuni organismi di riprendere le loro funzioni vitali in seguito a un temporaneo periodo di vita latente (es. temperatura, siccità…).

Letargo/ibernazione

Ne sono un esempio insetti, aracnidi, crostacei, molluschi, pesci, rettili, uccelli, mammiferi…

È interessante osservare che vanno in letargo sia animali a sangue freddo che caldo.

Un esempio molto interessante ce lo danno i rondoni. In questa specie di uccelli, quando i genitori lasciano i cuccioli nel nido in cerca di cibo, la temperatura scende da 39 a 20 gradi come scende la frequenza cardiaca e respiratoria anche fino a 7-12 giorni, con una conseguente riduzione del metabolismo, per riprendersi quando tornano i genitori. Se la temperatura scende di molto, possono impiegare anche 40 giorni per recuperare.

Anche i mammiferi hanno questo tipo di strategie per superare l’inverno per superare la carenza di cibo. Il loro peso corporeo può scendere anche del 25% e le riserve vengono usate come fonte di cibo e per riscaldarsi. Una cosa che possiamo notare negli zoo quando la temperatura resta costante è che questi animali non si addormentano come avverrebbe se fossero in Natura.

Estivazione

Ne sono un esempio i pesci di stagno. Preparano delle capsule speciali dopo aver fatto dei buchi nel terreno e sigillano la capsula con del muco per evitare la disidratazione (periodo normale 5-6 mesi, periodo massimo osservato 3 anni e mezzo).

Possiamo anche noi renderci conto che per quanto interessanti queste forme di vita latente presenti in Natura non sono funzionali alla nostra vita, in quanto non possiamo sospendere a tempo indeterminato le nostre funzioni.

Ipobiosi

In Natura abbiamo anche forme meno estreme di cambi metabolici e vitali nel corpo. Forme di ipobiosi, e quindi non di sospensione ma di riduzione delle funzioni vitali, le possiamo vedere nella sua espressione massima nei pinguini.

I maschi di pinguino restano circa 4 mesi senza mangiare, mentre le femmine vanno a procacciarsi il cibo e non possono addormentarsi, perché nel lungo inverno artico hanno il compito di proteggere le uova, quindi una distrazione o addormentamento potrebbe far cadere l’uovo sulla battigia ghiacciata determinandone la morte istantanea.

Bella responsabilità: non possono mangiare, non possono dormire e in più devono proteggere le uova e cercare di evitare il congelamento.

Mi sembra sia un buon esempio di sopravvivenza in condizioni estreme. E infatti anche i russi li hanno ritenuti molto interessanti, tanto che hanno voluto capire come potessero resistere tutto quel tempo senza mangiare e cosa realmente accadeva nel loro organismo durante questo periodo di digiuno.

Ebbene prelevando dei campioni di tessuto hanno visto che la componente che veniva digerita maggiormente era grasso (per circa il 96%) e solo il restante 4% era proteico.

Il passo successivo era cercare di capire se i meccanismi di protezione dei tessuti, che si innescavano in specie che erano digiunatrici di professione, si innescassero anche in specie che non erano abituate a digiunare.

A tale scopo hanno preso dei topi e li hanno messi a digiuno, e hanno riscontrato che le percentuali non cambiavano.

Ipobiosi naturale e artificiale

Una forma di ibernazione avviene anche negli animali che non vanno in letargo? Sì, e infatti questo avviene anche nell’Uomo.

Ne abbiamo esempi con il coma insulinico o lo stato di letargo artificiale indotto in alcuni pazienti oncologici tramite sostanze ipnotiche e raffreddamento dosato.

Persone trovate sotto le valanghe per giorni ancora vivono, oppure persone salvate dall’annegamento dopo oltre 5-6 minuti che sono il tempo limite a cui si pensava potesse resistere l’essere umano senza respirare, ne sono le prove lampanti. Ci sono dei meccanismi, a noi ancora praticamente sconosciuti, che si attivano naturalmente in caso di estrema necessità.

Imparare a domarli, a controllarli e conoscerne le implicazioni è la chiave per una super-vivenza e non una semplice sopravvivenza.

I benefici del digiuno

I digiuni nella forma indotta e artificiale hanno fatto parte della cultura dell’Uomo da sempre, e con il tempo è diventato appannaggio delle sole élite religiose, quando invece prima era esteso a tutto il popolo.

Il digiuno religioso con il tempo è stato sostituito infatti con un regime alimentare ipocalorico, ma in realtà è solo una sofisticazione moderna di indicazioni da una valenza ben più profonda.

In tutti gli scritti antichi ritroviamo il digiuno, anche di culture molto distanti tra loro: Egitto, Babilonia, Giudea, Persia, Grecia, Roma, Scandinavia, Cina, Tibet, Colombia.

In un famoso trattato di medicina tibetana ad esempio abbiamo un intero capitolo dedicato al digiuno. I novizi monaci vengono iniziati proprio tramite il digiuno secco allo scopo di riuscire a raggiungere più velocemente i poteri latenti. Il contesto ovviamente era di completo isolamento in grotte buie e silenziose.

Nell’Antico Testamento abbiamo un richiamo al digiuno per ben 75 volte.

Gli Ebrei e i Farisei contemplavano un digiuno di 2 giorni a settimana.

I musulmani con il Ramadan contemplano un mese di digiuno dall’alba al tramonto e, per i più osservanti, in realtà alla sera comunque i pasti sono frugali per poi contemplare comunque nel resto dell’anno un digiuno di 2 giorni settimanali.

In Colombia, presso gli Chibcha, il leader o monarca doveva superare tutta una serie di prove di privazione che dimostrassero essere degno del suo ruolo, e tra queste c’erano anche i digiuni.

Dei benefici fisici e non solo spirituali del digiuno ha cominciato a parlarne un certo Johann Schroth della Slesia, che osservando i suoi cavalli notò che quando stavano male tendevano a non mangiare e guarivano spontaneamente. Fu per questo che cominciò a sperimentare questo approccio con diverse persone.

Già nei primi del ‘900 un medico militare che aveva intorno più di 40 scienziati si interessò di digiuno in modo sistematico, definendo quelli che ancora oggi sono i parametri che dividono il digiuno fisiologico dal digiuno patologico. Stiamo parlando per professor Vladimir Pasutin.

A questo seguirono gli approfondimenti di Porfirij Ivanov, che non aveva niente a che vedere con l’ufficialità medica russa, ma che fu il primo a capire che c’erano delle condizioni in cui il digiuno era più efficace. Uno dei principi introdotti da Ivanov fu proprio quello per cui l’uomo non deve combattere contro i fattori avversi della Natura, ma imparare a sfruttarli a suo favore per stare bene.

Il digiuno in chiave moderna ed ufficiale quindi, rivisto da un punto di vista terapeutico, è stato implementato sempre in Russia però intorno agli anni ’40 nei sanatori della sterminata Siberia quando un medico di un sanatorio, Jurij Nikolaev per l’appunto, vide uno dei suoi malati smettere di mangiare a causa di una malattia acuta.

Dopo vari tentativi di farlo mangiare, decise di lasciargli seguire il suo istinto. Monitorato tutti i giorni, rimase senza bere e senza mangiare per più di dieci giorni. Dopo un po’ spontaneamente cominciò a ricercare il cibo e così finì la sua crisi, riportando tra l’altro dei miglioramenti anche a livello farmacologico sul suo problema psichiatrico, tanto che non ne fece più uso.

Questo risvegliò l’interesse del professor Nikolaev e cominciò a sperimentare coscientemente e sistematicamente questo approccio alla guarigione. Queste ricerche quasi spontanee ci hanno permesso di avere decine di migliaia di casi di persone che sono migliorate o addirittura guarite grazie a questa pratica ancestrale riscoperta per caso.

Fu nel 1973 che Jurij Nikolaev decise di esporre alla commissione medica russa i suoi risultati sul digiuno, e lì iniziarono tutta una serie di approfondimenti non solo per verificare se effettivamente le osservazioni del professore fossero reali, ma anche per capire quali erano i meccanismi che si innescavano. Venivano analizzati in modo sistematico i secreti gastrici, epatici, pancreatici, il cambio dei vari metabolismi, le differenze di concentrazione dei minerali e delle vitamine.

La pratica del digiuno divenne ufficiale durante tutto l’ultimo periodo del regime sovietico, anche per la sua economicità alla fine, riempiendo interi archivi dimenticati dopo il crollo del muro di Berlino e l’arrivo lento (ma non troppo) e inesorabile della medicina occidentale e quindi basata sul profitto e sul farmaco.

Da allora le cliniche del digiuno sono diventate private, sempre meno persone si sono potute permettere questo tipo di cure ed è rimasta solo appannaggio di pochi, ma a tutt’oggi i risultati che si ottengono con il digiuno sono esponenzialmente superiori a qualsiasi farmaco attualmente usato in commercio.

Uno degli ultimi baluardi nel portare avanti la scuola del professor Nikolaev è il professor Sergej Filonov, al quale puoi leggere l’intervista.

Ora siamo nella fase della ripresa di questa pratica, sperando che riusciamo a creare una base sufficientemente solida per cui non venga più sommersa, occultata o censurata.

In nome di chi deve essere messa all’oblio una pratica così potente?

In nome del Dio denaro, la chiesa di Big-Pharma ha creato intere mitologie in modo da allontanare le persone dall’idea del digiuno e renderle terrorizzate da questa pratica, tanto che non la considerano neanche tra le alternative per la salute.

Autoguarigione è la parola magica.

Più o meno come le magliette che non serve stirare, i forni autopulenti… il nostro corpo ha incorporato nelle sue funzioni all’uscita dalla fabbrica la capacità di auto-guarirsi.

Ovviamente questo è il male per un mercato che si basa sul consumo di medicine. La comunicazione base di massa è che senza medicine non si può guarire.

[Continua nella parte 2…]

Bibliografia
• Trend in Endocrinology and metabolism Starvation, Stress Resistance, and Cancer, Roberta Buono and Valter D. Longo
• Nat Rev Mol Cell Biol Slowing ageing by design: the rise of NAD+ and sirtuin-activating compounds, Michael S. Bonkowski and David A. Sinclair
• Circulation Research Sirtuins and NAD+ in the Development and Treatment of Metabolic and Cardiovascular Diseases,Alice E. Kane and David A. Sinclair
• The NAD+/Sirtuin Pathway Modulates Longevity through Activation of Mitochondrial UPR and FOXO Signaling, Laurent Mouchiroud, Riekelt H. Houtkooper, Norman Moullan, Kristina Schoonjans, Leonard Guarente, Johan Auwerx
Nutrient-sensitive mitochondrial NAD+ levels dictate cell survival
Interventions to Slow Aging in Humans: Are We Ready?
When Fasting Gets Tough, the Tough Immune Cells Get Going-or Die
Fasting and cancer: molecular mechanisms and clinical application
Periodic fasting starves cisplatin-resistant cancers to death

Ethel Cogliani

Biologa nutrizionista specializzata nel trattamento delle malattie autoimmuni, croniche e infiammatorie. Ideatrice del protocollo IMMUNOREICA. Autrice dei libri "Dietro la Malattia" e "Tiroide X-Files". Editrice e redattrice della rivista IMMUNOREICA Magazine, la prima rivista dedicata all'approccio funzionale delle Malattie Autoimmuni.

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